PROGETTI LOCALI DELLA CARITAS
Le offerte saranno devolute alle opere segno della Caritas quali:

Centro di ascolto, cui afferiscono quotidianamente tante persone, italiane e straniere, che cercano un pasto, un luogo dove dormire, percorsi di reinserimento sociale, prestazioni mediche; molte sono le persone che necessitano soprattutto di ascolto e di relazioni;

Accoglienza a donne in difficoltà, che chiedono un posto letto e percorsi individuali di riscatto e fuoriuscita da situazioni di disagio, in collaborazione con istituti religiosi femminili;

Accoglienza notturna per uomini senza dimora (posto letto e accompagnamento con percorsi individualizzati per il reinserimento sociale), in collaborazione con alcune parrocchie della città;

Fornitura dei buoni pasto da consumare presso le cucine economiche popolari per persone in difficoltà economica;

Pronta accoglienza per donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale, secondo la procedura basata sull'articolo 18 T.U. 286/98;

Poliambulatorio Caritas-Cuamm per persone che non hanno accesso al servizio pubblico sanitario, con possibilità di visite e consulenze gratuite di differenti specialisti;


PROGETTO COMPAGNI DI BANCO

Per bambini rom e romeni

Questo progetto, già finanziato con l'avvento di fraternità 2009, è destinato ai bambini rom compresi nella fascia di età dai 7 ai 13 anni, che si trovano in condizioni di forte disagio sociale ed economico e che, per questo motivo necessitano di un accompagnamento scolastico mirato e continuo.
I Giuseppini del Murialdo sono presenti in Romania da dieci anni e, a Popesti Leordeni la Fundatia “Leonardo Murialdo” gestisce un Centro Diurno per bambini in difficoltà e per le loro famiglie. Si assistono quasi 60 bambini, dei quali il 40% di etnia rom e la restante parte provenienti da famiglie romene che vivono in situazioni di grave disagio economico e sociale. Le attività del Centro Diurno vanno dal sostegno mirato e individuale per le specifiche necessità del bambino, riscontrate dagli educatori, al monitoraggio e tutoraggio della situazione della famiglia di origine. Gli educatori del centro accompagnano i bambini nello studio, si occupano di alfabetizzazione e del recupero mirato nelle discipline in cui il bambino presenta lacune, studiano un piano di intervento educativo per le esigenze psico-affettive e formative del singolo e cercano di integrare i bambini rom con gli altri bambini rumeni. Inoltre, gli assistenti sociali coinvolgono in queste attività di recupero del minore la famiglia d’origine: si organizzano incontri coi genitori o col tutore legale del bambino, li si aiuta nella ricerca d’un lavoro e a trovare una soluzione alle pesanti difficoltà economiche e personali che attraversano. Tuttavia, la più grande sfida che il Centro Diurno affronta è, senza dubbio, quella di aver scelto di offrire assistenza sociale facendo interagire minori e famiglie che provengono da differenti culture, quella romena e quella rom e che si guardano con diffidenza, pregiudizio o indifferenza. Attraverso il progetto si intende dare continuità alle attività di sostegno scolastico e di intergrazione interculturale che si svolgono nel Centro Diurno. In questo centro si assistono quasi 60 bambini, alcuni di etnia rom, che in Romania sono fortemente marginalizzati: poiché portatori di una cultura diversa dal quella nazionale, forti pregiudizi, vecchi di secoli, li tengono separati dalla restante popolazione rumena e alimentano intolleranza e indifferenza. Relegati ai margini della società rumena, ridicolizzati e disprezzati, i rom sperimentano grandi difficoltà nella ricerca del lavoro, le famiglie si disgregano, i bambini rom diventano spesso bambini di strada, facilmente catturati dai circuiti della microcriminalità, della prostituzione, dell’alcolismo, del consumo e dello spaccio di droga. Allo stesso modo, al Centro arrivano bambini rumeni, con difficoltà di apprendimento, che provengono da realtà di forte disagio sociale, da famiglie che hanno subito profonde lacerazioni generate dalle disfunzioni della modernità. Si tratta di minori su cui gravano gli stessi pericoli di tossicodipendenza e criminalità che coinvolgono i coetanei rom. Il Centro Diurno dei Giuseppini del Murialdo è l’unico centro che offra un servizio di assistenza sociale, le autorità pubbliche non riescono ancora ad arginare questi problemi: i bambini assistiti, infatti, sono stati segnalati dalle scuole pubbliche, dallo stesso Comune di Popesti e da associazioni e Ong locali che hanno richiesto l’intervento del Centro. Le attività elargite sono quindi ben viste dagli operatori locali e richieste dalla popolazione, che arriva ai cancelli della Fundatia, grazie a un passaparola fra le madri sul sostegno di qualità offerto. Il presente progetto richiede un finanziamento per coprire una parte delle spese di personale (educatori), delle spese generali ed amministrative del Centro e delle spese di acquisto sia del materiale scolastico necessario sia di un pasto quotidiano per i bambini. Con il progetto si vuole dunque permettere alla comunità dei Giuseppini di continuare a offrire un ambiente di cura del minore, dove questi possa interagire in serenità e avere un sostegno educativo di qualità che gli permetta di recuperare equilibrio e fiducia in sé stesso.

Gruppo Caritas

ORARIO DI APERTURA CENTRO ASCOLTO

20.12.2010 09:00
IL CENTRO DI ASCOLTO DELLA CARITAS PARROCCHIALE E' APERTO TUTTI I MERCOLEDI' DALLE ORE 18,00 ALLE ORE 20,00 PRESSO IL CENTRO PARROCCHIALE.

Centri di Ascolto Vicariali delle Povertà e delle Risorse

 

Centro di Ascolto Vicariale delle Povertà e delle Risorse = CDAVx

Un acronimo che è anche simbolo.
CDAVxCentro Di Ascolto Vicariale delle Povertà E delle Risorse. Le ultime tre lettere sono rappresentate dalla x che si può leggere "PER" come acronimo di Povertà E Risorse ma si può leggere anche "X" come l'incognita nei simboli della matematica. È in apice, come gli esponenti delle potenze. CDAV elevato x. Il Centro di Ascolto vicariale cerca di promuovere la Carità (elevare la comunità che è fatta di povertà e risorse) ma i frutti sono incognite che non conosciamo ma in cui speriamo perché le relazioni, il Centro di Ascolto, l'impegno a curare e creare reti, sono una potenza.

Che cos'è il CDAVx?

Un luogo, un tempo, delle persone dedicate solo ed esclusivamente all'ascolto.


a) Destinatari:

Tutte le persone, in particolare le persone in difficoltà, qualsiasi tipo di difficoltà, che cercano accoglienza, vicinanza e aiuto.
Al CDAVx possono accedere anche persone che desiderano offrire del tempo per fare del volontariato. Il CDAVx si attiva attraverso un semplice colloquio per orientare persone che cercano di vivere qualche esperienza di volontariato. In particolare si cercherà uno strumento idoneo per raccogliere le anagrafiche e le competenze di questi nuovi possibili volontari

b) Metodo:

Dall'assistenza alla promozione attraverso la prossimità e la vicinanza. Un ascolto che promuove e attiva le risorse della persona che si ascolta. Un coinvolgere e attivare le reti formali e informali vicine alla persona.
Dall'incontro sporadico all'accompagnamento. La scheda cartacea, non è burocrazia, ma strumento per accompagnare il volontario in un colloquio più significativo e approfondito e per non disperdere i dati e le informazioni.
Dall'emergenza al progetto: imparare a non dare risposte immediate, ma darsi un tempo per ascoltare altri soggetti del territorio che possono conoscere la persona (assistenti sociali, Caritas parrocchiali, parroci, altre realtà significative del territorio) e approfondire e conoscere maggiormente la situazione per tentare di dare delle risposte più significative e adeguate.
Dal portare il peso da solo al lavorare in equipe: spesso si incontrano situazioni anche molto difficili e come volontari se ne sente tutto il peso e ci si sente soli. Fondamentale sarà il confronto in equipe dove insieme si valutano cammini e percorsi.

c) Osservatorio:

Dall'ascolto nasce l'osservatorio OS.CAR (Osservatorio Caritas): i dati delle persone, che sono stati raccolti con delle schede cartacee, potranno essere inseriti in un programma di Caritas Triveneto per una lettura, offrendo così 

uno strumento prezioso di valutazione per darsi il tempo per riflettere, pensare e trovare lentamente anche nuove e inedite risposte legate ai bisogni di quel specifico territorio e valorizzando le risorse di quel specifico ambiente, verificando l'efficacia e l'operato di quanto si sta facendo;

la possibilità di scrivere dei Rapporti a livello di Nord-Est, di Diocesi e di realtà vicariale. Strumento altrettanto prezioso per interagire con le istituzioni locali (comuni e Ulss per i piani di zona ecc..) e per sensibilizzare le comunità cristiane.

Perché un CDAVx?

Dice il volto di una Chiesa in un territorio. L'ascolto è sempre stato fatto nelle comunità in particolare dai parroci nelle canoniche : oggi si mettono nelle condizioni di ascoltare i laici che, a nome della comunità cristiana, hanno una formazione specifica, hanno gli strumenti per ascoltare, sono messi nelle condizioni di interagire con le istituzioni. Primato dell'ascolto: Capaci di ascoltare e entrare in relazione, primo ed essenziale bisogno di ogni essere umano. Non un servizio in più nel territorio, ma uno strumento per creare comunità vicariale, per mettere in rete, collaborare tra le tante realtà delle nostre parrocchie che spesso sono frammentate e separate. Un prezioso servizio alla comunione vicariale. Un modo per essere e costruire Chiesa.